Referendum 22 ottobre, Aprea: ‘Più autonomia e costi standard per la scuola lombarda’

Anna Monia Alfieri: “Dopo anni di una serrata azione culturale possiamo oggi dire che c’è una ideale task force politica. Ampia convergenza sul diritto di apprendere senza discriminazioni economiche! Dopo le dichiarazioni della ministra Fedeli giungono quelle dell’assessore all’istruzione lombarda onorevole Aprea. Esperienze positive che influenzeranno al meglio la Nazione”.

 

Il 22 ottobre si svolge in Lombardia (e anche nel Veneto dove, a differenza che in Lombardia, è previsto un quorum per la validità della votazione) il referendum consultivo volto a sostenere la richiesta della Regione di vedersi attribuite, da parte dello Stato, “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”, come recita il quesito che viene rivolto agli elettori lombardi.

Tra le materie per le quali viene richiesta una più ampia autonomia c’è anche l’organizzazione del servizio scolastico e formativo. Su questa tematica Tuttoscuola ritiene perciò di particolare interesse acquisire le valutazioni di Valentina Aprea, Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia.

Prima di tutto una domanda di carattere politico, anche alla luce di quanto sta accadendo in Catalogna: questo referendum, che viene indetto in due Regioni a guida leghista, può essere considerato il punto di arrivo della classica battaglia per la “Padania indipendente”?
«In realtà, con il referendum per l’autonomia, Regione Lombardia porta a compimento un percorso istituzionale sul quale è impegnata da tempo. Già in passato, infatti, il Governo lombardo aveva provato, senza successo, la strada della trattativa con lo Stato nel tentativo di trovare maggiori spazi di autonomia nell’ambito di quanto previsto dalla Costituzione e dalla riforma del suo Titolo V. Per dare forza alla richiesta e per acquisire più potere negoziale si è deciso di ricorrere alla legittimazione popolare e democratica. È giusto votare, perché il voto è un diritto e dovere di ogni cittadino e in particolare, in questa occasione, perché riguarda direttamente la vita di ciascun lombardo. Se vince il SI, Regione Lombardia avvierà il percorso istituzionale per ottenere maggiore autonomia, vale a dire più competenze e, nell’ambito del cosiddetto residuo fiscale, più risorse. Le competenze che possono essere acquisite sono numerose e importanti e spaziano dall’istruzione alla ricerca, alla tutela della salute, all’ambiente, fino al coordinamento della finanza pubblica e ai rapporti internazionali, mentre le maggiori risorse verrebbero individuate nell’ambito massimo del residuo fiscale della Lombardia (la differenza tra le tasse pagate allo Stato e quanto lo Stato restituisce al territorio) ovvero 54 miliardi di euro. In caso di vittoria del SI si aprirà un negoziato che potrà concludersi nel caso di un’intesa con il Governo, con la presentazione al Parlamento di un disegno di legge di ratifica».

Se vincerà il SI, sarà richiesto di aggiungere la Lombardia e il Veneto alle cinque Regioni a Statuto speciale già esistenti o si tratterà di una nuova forma di autonomia?
«Come ho già specificato non si tratta di riscrivere la Costituzione nel punto in cui prevede le cinque Regioni a Statuto speciale, ma di attivare le forme di autonomia previste dal rinnovellato Titolo V della Costituzione agli artt. 116, terzo comma e 117».

Per quanto riguarda la scuola e la formazione su quali specifiche tematiche la Regione Lombardia auspica una maggiore autonomia?
«Con una maggiore autonomia istituzionale puntiamo ad introdurre nell’istruzione una più ampia quota di sussidiarietà che consenta una ulteriore personalizzazione dei percorsi, una maggiore libertà di scelta delle famiglie, oltre all’adozione di costi standard. Regione Lombardia intende richiedere trasferimenti di funzioni e di risorse in materia di istruzione e formazione professionale per estendere il modello lombardo del sistema dotale (Buono Scuola, Dote Scuola, Dote Merito, Dote Formazione, Dote Disabili e Dote Apprendistato) a tutta l’istruzione statale e paritaria, introducendo il principio dei “costi standard di sostenibilità” come parametro per il finanziamento. Non si tratta di inventare nulla, ma di guardare alle buone esperienze italiane e internazionali come, ad esempio, a quella del settore sanitario dove, da anni, le strutture sanitarie pubbliche e private (sia profit che non profit) competono tra loro “ad armi pari”, ricevendo i finanziamenti pubblici sotto forma di un rimborso uguale per tutti sulla base della singola prestazione erogata.
Relativamente all’ambito scolastico si tratterebbe di identificare il parametro “costo standard di sostenibilità” per studente e impiegarlo, in via sperimentale, come parametro di riferimento per il finanziamento della scuola statale e paritaria. Regione Lombardia sarebbe pronta a raccogliere la sfida! Una conseguenza altrettanto importante dell’autonomia istituzionale, riguarderebbe la declinazione specifica degli ordinamenti nel rispetto dei LEP, allo scopo di consentire a Regione Lombardia di specificare i propri ordinamenti, indirizzi e obiettivi formativi dei diversi segmenti del sistema educativo, anche al fine di corrispondere ai fabbisogni del sistema produttivo lombardo, dell’innovazione e dell’internazionalizzazione e di favorire una sempre più rapida transizione dallo studio al lavoro per i giovani lombardi».

L’autonomia toccherebbe anche la materia del reclutamento del personale?
«Certamente. Ferma restando l’abilitazione nazionale, potrebbe essere costituito un Albo Regionale dei docenti allo scopo di realizzare la reale autonomia delle Istituzioni scolastiche e sostenere lo sviluppo professionale dei docenti, così come già avviene con efficacia nella Provincia Autonoma di Trento. In questo caso il reclutamento del personale docente potrebbe essere realizzato direttamente da parte delle scuole autonome, attingendo all’Albo Regionale dei docenti».

FONTE: tuttoscuola

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